Bozze di discorsi d’occasione sulla morte

DOI : 10.54563/revue-k.1667

Texte



Papir 350 (1846)


Discorso funebre1: La decisione della

morte (Nozze: La promessa d’amore

della vita che è e di quella che deve

venire2).


Papir 351 (1846)


Orazione funebre


La diligenza del cittadino lo rese ricco;

la benevolenza indimenticabile.


Papir 352 (1846)


Un’orazione funebre per una giovane ragazza fidanzata.


...Sì, la morta sta bene; e qui si può dirlo con vera enfasi, e quindi esprimere il dolore ancora più profondamente; perché cosa può desiderare di più una morta che essere preservata nella memoria di una persona viva, e così è qui: chi è più vicino alla tomba non la dimenticherà mai... Ecco, la morta riposa in pace nella tomba e ha realizzato il suo unico desiderio: essere ricordata; il sopravvissuto è inquieto nella vita e ha dovuto rinunciare al suo unico desiderio: vivere con lei...


Papir 353 (1846)


Un’orazione funebre? – Il motivo a cui si intreccia deve essere Poul Møller3.


Papir 354 (1846)


Il ricordo del defunto sta nella benedizione.


È una benedizione per lui da parte dei sopravvissuti.


E questa gratitudine diventa a sua volta una benedizione per loro.


Papir 355 (1846)


Non andò via, era via.


Testo per un sermone funebre.


Papir 356 (1846)


Sulla tomba di un suicida4.


Papir 357 (18465):


Il pensiero della morte.


3 discorsi.


1) La morte considerata come l’Inganno.


2) La morte come il completamento sicuro.


3) La morte come l’ultimo onore.


4) La consolazione della morte. (la consolazione nel fatto che la morte è per)


5) La speranza della morte.


6) La vittoria della morte.


Papir 358 (1846)


L’inganno della morte, se sperassimo solo in questa vita6.


Papir 359 (1846)


Il completamento della morte.


che si osa dire che ha trionfato ora non c’è più pericolo.


Un’amante infelice che è rimasta fedele.


Papir 360 (1846)


Un discorso sulla morte.


Introduzione:


L’ultimo onore – anche per l’uomo umile, per il quale altrimenti non si parlerebbe di onore, eppure viene mostrato l’ultimo onore. – (Qui viene utilizzato il motivo di 1 Tess. 4, 11: mettere il proprio onore vivendo in pace7)


Papir 361 (1846)


L’ ultimo onore


Orazione funebre.


In primo piano viene utilizzata una figura caratteristica, ad esempio un uomo come l’attore Ryge8 – quindi proprio l’ultimo onore come Colui che solleva tutte le Differenze.


Carta


Papir 362 (1847)


Mi sembra che ci sia qualcosa in più a riguardo su un altro pezzo di carta nella grande scatola quadrata9, ma non mi è chiaro.


20 gennaio 47


Papir 363 (1846) – cfr. Pap. VII1B234


La consolazione della morte.

Notes

1 Discorso funebre (Gravtale) o orazione funebre (liigtale), distinto dal sermone funebre (ligprædiken), pronunciato dal sacerdote in chiesa dal pulpito, dopo la sepoltura al cimitero. Entrambi sono menzionati in una lettera della cancelleria del 19 novembre 1791, che cita esempi di come un breve discorso possa essere pronunciato presso la tomba o, se il tempo non lo permette, nella casa da cui la salma viene trasportata al cimitero; vedi Raccolta di regolamenti, rescritti, risoluzioni e lettere collegiali, riguardanti il ​​clero, di L. Fogtmann e F.T. Hurtigkarl, 3ª ed. di J. L. A. Kolderup-Rosenvinge, vol. 1-3, Copenaghen 1838-40 (abbreviazione: Raccolta di regolamenti, riguardanti il ​​clero); vol. 1, p. 357. Tenere orazioni funebri divennero sempre più comuni nel XIX secolo, come si evince dalla lettera della cancelleria del 31 marzo 1829, in cui si afferma che “nulla impedisce che il discorso venga pronunciato nella camera ardente o al cimitero”, Raccolta di ordinanze riguardanti il ​​clero, cit., p. 357. Queste orazioni funebri venivano solitamente pronunciate dal sacerdote, ma secondo la lettera della cancelleria del 21 giugno 1817, potevano essere pronunciate anche da altri con il consenso del sacerdote, a condizione che fossero legalmente autorizzati a predicare, ad esempio i laureati in teologia. Vedi Raccolta di ordinanze riguardanti il ​​clero, cit., p. 366. Retour au texte

2 Allusione a 1 Timoteo 4:8, dove Paolo scrive: “La pietà è utile a ogni cosa e ha la promessa della vita presente e di quella futura” (NT-1819). Retour au texte

3 Poul Martin Møller (1794-1838), scrittore e filosofo danese; dal 1822 professore associato di latino e greco alla Scuola Metropolitana di Copenaghen, dal 1826 professore associato e dal 1828 professore di filosofia all’Università di Kristiania (Oslo), dal 1831 fino alla morte professore di filosofia all’Università di Copenaghen, dove fu uno degli insegnanti di SK. Retour au texte

4 Se la polizia e il medico della città decidevano congiuntamente che una persona deceduta poteva essere ritenuta colpevole di essersi tolta la vita intenzionalmente e quindi “poteva essere definita suicida”, la conseguenza, secondo il Libro 6, Capitolo 6, Art. 21, della Legge danese del Re Cristiano V (1683), era che la persona interessata non poteva essere sepolta in terra consacrata. Retour au texte

5 Cfr. la voce di diario JJ:465 [SKS 18, p. 295], probabilmente dell’inizio dell’estate del 1846, dove SK scrive: “Strano! Fuori città si trova il Giardino dei Morti [Assistens Kirkegård a Nørrebro] – un piccolo lotto di contadino, grande appena quanto un lotto di contadino, eppure l’intero contenuto della vita è racchiuso qui. È un’immagine compendiosa [compressa] della realtà, un breve riassunto, un’edizione tascabile”. Retour au texte

6 Allusione a 1 Cor 15,19, dove Paolo scrive: “Se abbiamo sperato in Cristo soltanto in questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini” (NT-1819). Cfr. la voce di diario JJ:333, del maggio o giugno 1845, in SKS 18, p. 246. Retour au texte

7 In 1 Tess. 4:11 Paolo esorta i Tessalonicesi a “cercare l’onore vivendo in pace e occupandosi dei fatti propri” (NT-1819). Retour au texte

8 Johann Christian Ryge (1780-1842), allora medico e attore; conseguì il diploma di medico-chirurgo a Kiel nel 1805 e il dottorato in medicina nel 1806, poi medico generico e dal 1807 fisico a Flensburg, dal 1813 fino alla sua morte, avvenuta il 29 giugno 1842, fu attore al Teatro Reale di Copenaghen, dove interpretò un’ampia gamma di ruoli di carattere in tragedie, commedie e musical, ottenendo grande successo e riconoscimento. Dal 1816 gli fu affidata la supervisione delle finanze del teatro e dal 1818 al 1838 ne fu ispettore finanziario; nel 1829 fu nominato co-direttore e nel 1831 regista teatrale. Retour au texte

9 Il documento non è identificato. Tuttavia, potrebbe essere stata pensata una bozza di un’orazione funebre (cfr. Pap. VI B 144-149), che si trova in una raccolta di idee per Sei discorsi in occasioni immaginarie. La raccolta si trovava nel grande sacco, che tra le altre cose conteneva i manoscritti di alcuni scritti pubblicati, e che è menzionato in L’ordine delle carte (Ordenen af ​​​​Papirerne) di Henrik Lund, il nipote di Kierkegaard a cui per primo toccò – tra il novembre del 1855 e il gennaio del 1856 – il compito urgente di orientarsi tra le carte e i manoscritti dello zio a seguito della sua morte e a cui si deve un primo tentativo di catalogazione degli scritti. Tra i Papirer dello zio da Lund passati in rassegna, è stata ritrovata la seguente bozza: “Orazione funebre su una ragazza che rimase fedele al suo amato, mentre lui prima manteneva una corrispondenza con lei per 2 anni nelle lontane Indie Orientali, poi ne sposò un’altra. L’intera faccenda era rimasta segreta tra lui e lei. Lei aveva circa trent’anni, e si trattava di una storia d’amore della prima giovinezza./Una signorina Nielsen (Giødwad ha parlato di lei.) Il governatore Hansen (?) era l’uomo./un passo di Shakespeare dove si parla di una giovane ragazza la cui intera vita era una pagina non scritta, ma il tarlo la rodeva. Il passo è annotato nella mia copia.//Orazione funebre su una cameriera defunta presso il Re./viene usata in modo umoristico. – la dignità reale. – Era fedele servitrice di Sua Maestà. (nello stesso senso si dice anche di un Primo Ministro)” (Pap. VI B 148-49, p. 233ss.). Il riferimento a “un luogo” in Shakespeare è al seguente verso di Viola, travestita da uomo, nell’Atto 2, Scena 4, di Twelfth Night, or What You Will (La dodicesima notte, o quel che volete) di William Shakespeare (1623), da SK consultato nella traduzione tedesca di Ernst Ortlepp: Der heilige Dreikönigsabend oder: Was ihr wollt, cfr. W. Shakespeare, W. Shakespeares dramatische Werke, traduzione di E. Ortlepp, vol. 1-8, Stoccarda 1838-39, ktl. 1874-1881; vol. 3, 1839, p. 472: “Ein leeres Blatt./Sie offenbarte niemals ihre Seele,/Ließ ihr Geheimniß, so wie in der Knospe/Den Wurm, an ihrer Rosenwange nagen./In blasser, welker Schwermuth sich verzehend/Saß sie wie die Geduld auf einer Gruft,/Durch Thränen odoringen. Detto, war das nicht Liebe?/Wir Männer häufen leicht auf Schwur den Schwur,/Doch der Verheißung steht der Wille nach./Sono Schwören sind wir stark, doch in der Liebe schwach”. La copia di SK non è stata identificata. Retour au texte

Citer cet article

Référence électronique

Søren Kierkegaard, « Bozze di discorsi d’occasione sulla morte », K [En ligne], 15 | 2025, mis en ligne le 18 janvier 2026, consulté le 19 février 2026. URL : http://www.peren-revues.fr/revue-k/1667

Auteur

Søren Kierkegaard

Articles du même auteur

Traducteur

Giulia Longo

Droits d'auteur

CC-BY