Introduzione a Søren Kierkegaard, Bozza di discorsi d’occasione sulla morte

DOI : 10.54563/revue-k.1666

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Texte

Il nome al fascicolo è stato attribuito durante il progetto di SKS in base al contenuto. Per SKS si intende il progetto monumentale Søren Kierkegaard Skrifter [Scritti di Søren Kierkegaard] intrapreso da parte del Søren Kierkegaard Research Center di Copenaghen nel 1997 e conclusosi nel 2013 con lo scopo di riunire tutti gli scritti del grande pensatore, editi (Trykte Skrifter) e inediti (Utrykte Skrifter), diari (Journaler) e carte (Papirer), lettere (Breve) e dediche (Dedikationer), per un ammontare di 55 corposi volumi.

Il fascicolo che qui presentiamo appartiene verosimilmente a quella parte di carte che alla morte di Kierkegaard giacevano insieme ad altro materiale in “un grande sacco”.

I brani contrassegnati come Pap. 350, 352, 353, 360 e 362 sono andati perduti; il testo è stato trasmesso indirettamente nell’edizione di H. P. Barfod delle Carte postume (Efterladte Papirer, Reitzel, Copenaghen, 1869-1877) di Søren Kierkegaard. I manoscritti superstiti si trovano nell’Archivio Kierkegaard (KA) presso la Biblioteca Reale di Copenaghen.

1. Datazione e cronologia

Nel terzo volume di Carte postume, H. P. Barfod afferma, a pagina 350, che il fascicolo consisteva in una “Copertina con diverse piccole pagine sparse”. Solo una delle voci nei Papirer 350-363 è datata, ovvero il brano 362 con la data “il 20 gennaio ‘4712”. Il brano 362 è andato perduto, ma si tratta di un’aggiunta successiva, in cui SK ha indicato in quale punto dei documenti avrebbe potuto trovare maggiori informazioni sull'argomento. Questa aggiunta è quindi datata. Trattandosi di una raccolta di brevi voci quasi in forma di appunti, probabilmente scritte in un periodo breve e continuo, la datazione del fascicolo rende probabile che i Documenti 350-363 siano stati scritti intorno al volgere degli anni 1846-47.

2. Contenuti dello scritto

Intorno agli anni 1846-47 quindi, Søren Kierkegaard compose una serie di bozze di discorsi d’occasione sulla morte: frammenti sparsi, quasi annotazioni in forma di appunti, raccolti in un piccolo fascicolo oggi conservato nell’Archivio Kierkegaard della Biblioteca Reale di Copenaghen.

Questi discorsi rappresentano una dimensione poco esplorata del pensiero kierkegaardiano: non gli scritti di battaglia pubblicati, né i diari appassionati, ma la ricerca quotidiana del filosofo danese di una parola che sia capace di toccare, nel momento più decisivo dell’esistenza umana, il singolo nella sua verità irriducibile.

La morte, nel pensiero di Kierkegaard, non è un concetto astratto da sistemare secondo categorie. È, piuttosto, l’orizzonte ultimo dove tutte le differenze sociali, le maschere, le pretese si dissolvono: “l’ultimo onore” che livella allo stesso modo il ricco e il povero, il celebre e l’ignoto. Proprio qui, nella tomba, emerge un’estetica peculiare: una sorta di estetica dell’uguaglianza, della memoria fedele, della benedizione che si trasmette tra i vivi e i morti.

Queste bozze inedite, redatte in uno stile frammentario e puntellato di riferimenti biblici, rivelano la genesi del pensiero kierkegaardiano sul tema: la morte come inganno, come completamento, come consolazione, come vittoria. Non si tratta in nessun caso di sermoni ufficiali, genere che Kierkegaard evitò sempre di emulare, quanto invece di appunti che costituiscono una preziosa traccia del laboratorio estetico-teologico in cui Kierkegaard elaborava quella che potremmo definire un’estetica dell’evento finale, dell’adesso irrevocabile in cui la vita prende forma nella memoria di chi rimane.

Leggerle significa riconoscere come, per Kierkegaard, l’estetica non sia mai separabile dall’etica e dall’esistenza: la bellezza risiede nella fedeltà silenziosa di una giovane donna che custodisce il ricordo di un amore perduto, nella dignità umile di chi “visse in pace”, nel desiderio della defunta di essere semplicemente ricordata. È qui, nella prossimità alla morte, che l’arte della parola giunge al suo apice: non per consolare, ma per edificare, non per spiegare, ma per illuminare quella sola verità che conta: che ogni singolo uomo e ogni singola donna, ogni singolo in quanto tale, merita in tutta la sua irriducibile dignità l’“ultimo onore”.

Notes

1 Le citazioni dalle opere di Kierkegaard sono tratte da Søren Kierkegaards Skrifter, a cura di N.J. Cappelørn, J. Garff et alii, Copenaghen, Gads Forlag, 1997-2013, in breve indicate come SKS, seguito dal numero del volume e numero di pagina. I passi sono di norma citati nella traduzione dell’autrice di questo saggio, laddove non altrimenti specificato. Per questo scritto, cfr. SKS 27, pp. 383-385. Retour au texte

2 SKS 27, p. 385, nota 4. Retour au texte

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Référence électronique

Giulia Longo, « Introduzione a Søren Kierkegaard, Bozza di discorsi d’occasione sulla morte », K [En ligne], 15 | 2025, mis en ligne le 18 janvier 2026, consulté le 19 février 2026. URL : http://www.peren-revues.fr/revue-k/1666

Auteur

Giulia Longo

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